Modica. Il cancro raccontato a mia figlia. Cinzia Spadola ha deciso di trasferire sulle pagine di un libro la sua drammatica esperienza

“C’era una volta una principessa che viveva felice insieme al principe azzurro nel suo bel castello. Un giorno un mostro cattivo le si avventò contro, cercando di ucciderla. La principessa, però, non si diede per vinta e, pur consapevole del fatto che avrebbe dovuto affrontare giorni molto duri, decise di combattere con tutte le sue forze. Arrivarono momenti tristi, altri avvilenti, altri ancora difficili e paurosi, ma alla fine sconfisse il mostro e sul terreno in cui si era combattuta l’estenuante guerra nacque uno splendido fiore”.

In questi termini Cinzia Spadola, autrice del libro “Nel segno del cancro”, presentato al Palazzo della Cultura su iniziativa del Caffè letterario Quasimodo di Modica, in collaborazione con la Fidapa, l’Ammi Modica e l’Inner Wheel Contea di Modica, racconta oggi alla figlia della sua vittoria sul cancro, il mostro terribile che è riuscita a sconfiggere, e della splendida notizia di essere incinta, giunta a breve termine dall’ultimo ciclo di chemioterapia.

“Perché proprio a me?” è la domanda che inizialmente ha assillato Cinzia, emblema di tutti coloro cui viene diagnosticato un tumore.

“È un macigno pesante che ti viene scaraventato contro – spiega Cinzia -. Ci sei tu, la tua vita oramai stravolta e il medico che ti sta dinanzi. Poi, col passare del tempo ti accorgi della vita stessa, quella di prima e quella che stai vivendo ora, e comprendi come quel tempo che ieri non bastava per tutti gli impegni quotidiani, adesso è come sospeso. In fondo cos’è il tempo? Gli impegni, i doveri, tutto poteva e doveva aspettare”.

Cinzia è stata forte. Messa di fronte alla scelta di entrare in un programma sperimentale assumendo una pillola al dì per tre anni, trattamento poco invadente, ma lungo e con non precisati risultati, ha deciso di “prendere di petto il suo tumore al seno”.

“Look post-atomico – ironizza l’autrice sul foulard che indossava per coprire la calvizie consequenziale alla chemio – la cosa importante non era che gli altri non si accorgessero del mio stato, camuffandolo magari, come suggeriva mamma, con una parrucca, bensì di avere vicina la mia famiglia, e mio marito, su cui ho sempre potuto contare”.

Così da Milano Cinzia ha deciso di trasferirsi a Rosolini, dove vivono i genitori. Anche la figura del medico assume la sua importanza. Se la dott.sa che ha seguito inizialmente Cinzia è riuscita a smorzare un po’ del suo entusiasmo ed amore per la vita, considerandola un numero, una che “poveretta” doveva affrontare la sua battaglia, il dott. Paolo Tralongo, direttore dell’U.O. di Oncologia medica dell’ospedale Di Maria di Avola, le ha infuso coraggio e fiducia in se stessa. “Il rapporto medico-paziente non deve basarsi solo sulle conoscenze medico-scientifiche – ha detto Tralongo – quanto soprattutto sulla relazione umana”.

E non solo il cancro, ma anche la letteratura scientifica ha dovuto arrendersi dinanzi a Cinzia Spadola, una delle poche, se non la sola, che è riuscita ad affrontare la gravidanza e dare alla luce una bella bambina subito dopo l’ultimo ciclo di chemioterapia. La Spadola ha scritto il suo libro per questo. Per far riflettere quelli che si trovano dall’altra parte della barricata con l’oneroso compito di sostenere i malati, per far riflettere tutti sul valore delle relazioni, e per dire che “la malattia non ti uccide ma ti mette a dura prova. È anch’essa vita – ha detto -. È un tempo senza tempo, perché non c’è un giorno dopo. Ed ogni giorno ti è concesso è un dono. Sembra assurdo, ma posso dire che la malattia, che è stata certamente una nemica da combattere, è stata pure un’amica, perché mi ha dato la possibilità di ‘fermarmi'”.

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