Da mesi ormai, sulla stampa locale e su alcuni quotidiani on line, apprendiamo nostro malgrado delle fibrillazioni interne alla cooperativa Rinascita. Tali tensioni non sono frutto della non condivisione di alcuni soci d’un eventuale piano industriale o d’un progetto mirato a far risalire la china ad un’azienda che, soprattutto in alcuni settori, quale quello della commercializzazione, ha raggiunto ormai da diversi anni livelli da vera vergogna, ma per riconfermare il gruppo dirigente uscente, contestato da alcuni che a loro volta sarebbero rei di essere associati in altre cooperative. Ma se è così,non lo è da ora che vogliono rinnovare il consiglio d’amministrazione!
Questa società cooperativa, fiore all’occhiello dell’imprenditoria agricola siciliana sino alla fine degli anni 90, oggi, riesce a stare sul mercato per gli acquisti collettivi per la competitività con imprenditori privati; col vivaio, per il livello qualitativo raggiunto nel corso degli anni, grazie alla professionalità degli agronomi impegnati nel settore, ma è ferma al palo da tanto tempo per la commercializzazione associata della produzione e sembrerebbe che la cosa non impensierisca affatto l’attuale presidente in carica da ben nove anni.Come tutti gli addetti al settore sanno, la commercializzazione da sempre, rappresenta per gli agricoltori, il problema mai superato adeguatamente da tutto il comparto ed è singolare che una cooperativa come la Rinascita che già negli anni 60 riusciva a commercializzare la produzione dei propri associati in tutti i mercati nazionali ed europei, abbia potuto abdicare ad un ruolo così importante.Io non so se il presidente Di Bona assolva bene o no al proprio ruolo, so però che in aziende come quelle ch’egli rappresenta,quando non si è più voluti da tutta la base sociale, bisogna opportunamente farsi da parte. Sentire parlare in questi giorni di scalata,viene proprio da sorridere! Si scalano le banche o comunque le aziende d’interesse nazionale o internazionale che hanno fini speculativi; a me pare che Rinascita non rientri in questa categoria, essendo gestita a costi e ricavi e pertanto non certamente da conquistare a tutti i costi, anche perchè fino all’anno scorso, il collegio sindacale si era persino rifiutato di approvare il bilancio, inducendo a pensare che la quadratura era molto complicata. Quindi, una bella gatta da pelare e non una società da scalare!Auguro a questa cooperativa che possa ritrovare la via del sereno confronto e non agisca secondo logiche che riportano alla memoria i momenti più bui della vita politica di questo Paese, quando, o si condividevano anche le cose più atroci o si diventava nemici del potere. Confido molto nell’opera di mediazione del Presidente di legacoop provinciale che notoriamente è persona equilibrata ed obiettiva e credo possa far capire che si può litigare per diversa concezione di strategie aziendali ma non certo per rimanere in sella, soprattutto se il cavallo scalpita.
LA SCALATA ALLA RINASCITA….La riflessione di Giombattista Ballarò
- Luglio 14, 2010
- 3:56 am
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