Restano in carcere i 5 palmensi che sequestrarono intermediario di Ispica

Niente libertà per i cinque di Palma di Montechiaro arrestati dai carabinieri di Licata e Modica per il sequestro dell’intermediatore ispicese di 54 anni. I due Gip che hanno interrogato i quattro fratelli ed un nipote, quello di Agrigento e quello di Modica, hanno rigettato le istanze di scarcerazione avanzate dall’avv. Giuseppe Vinciguerra del foro di Agrigento, disponendo firmando le relative ordinanze di custodia cautelare. C’è, comunque, uno spiraglio lasciato aperto dai magistrati. Nel loro provvedimento la dottoressa Patricia Di Marco ed il collega agrigentino hanno sottolineato che la competenza della vicenda è del Tribunale di Catania per cui entro i prossimi 20 giorni i cinque compariranno davanti al Gip del capoluogo etneo. Giorni fa nel carcere di Agrigento erano comparsi davanti al Gip , i fratelli Calogero e Paolo Catania, di 57 e 47 anni, ed il nipote Domenico Catania, di 25 anni. Tutti si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Nel carcere di Modica avevano ricevuto la visita del Gip, Patricia Di Marco, gli altri due fratelli Catania, Salvatore e Francesco di 54 e 55 anni. Questi due si sono dichiarati innocenti ed hanno chiarito la loro vicenda, sostenendo di essere, invece, vittime del sensale di Ispica. I cinque fermi erano sono stati, in entrambi i casi, convalidati. Come si diceva, sono accusati del sequestro dell’intermediario, avvenuto il 16
luglio scorso e durato due giorni, quando quest’ultimo è riuscito a fuggire e a chiamare i carabinieri. Come si ricorderà era stata la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ad assumere le redini dell’indagine dopo la denuncia dell’intermediario che lo scorso 18 luglio era riuscito a fuggire dal magazzino dei Catania a Palma di Montechiaro dove sarebbe stato richiuso dopo essere stato prelevato. Salvatore e Francesco Catania erano stati fermati a Modica dai carabinieri della locale Compagnia, mentre gli altri tre erano stati fermati a Palma dai carabinieri della Compagnia di Licata. Di mezzo ci sarebbe la compravendita di una grossa quantità di meloni e ortaggi vari da parte
di un imprenditore modicano con l’intermediazione dell’ispicese. Fu pagata una parte del dovuto, il resto non fu mai estinto. E’ probabile che i cinque palmensi siano convinti che l’altra parte della somma per la vendita l’avesse incassato il sensale.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa