Il Gup di Modica ha inflitto 12 anni al parricida Corrado Moncada

Ha tenuto conto della legittima difesa e della difesa personale che sono prevalsi sulle aggravanti. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Modica, Patricia Di Marco, non ha infierito su Corrado Moncada, 48 anni, modicano che il 22 agosto 2009 uccise il padre Emanuele, ex operatore ecologico del Comune di Modica, davanti all’abitazione di Via Egitto, a Modica Alta. Il magistrato, dopo oltre tre ore di camera di consiglio, oggi ha condannato l’uomo a dodici anni di reclusione(ha beneficiato dello sconto  di un terzo della pena perchè il processo è stato celebrato col rito abbreviato)e a due anni di misura di sicurezza, dunque, dovrà trascorrere 24 mesi in un centro di riabilitazione che il suo difensore, adesso, dovrà individuare. L’avv. Enrico Platania ha puntato tutto sull’aspetto della provocazione che il proprio assistito aveva subito da parte del genitore, ha fornito un quadro di Moncada molto chiaro, il modo con cui la gente lo aveva indicato subito dopo l’arresto producendo i commenti di diversi blogger di “radiortm.it” che, invece, esaltavano la bontà e la tranquillità dell’imputato.
Il Gup ha escluso, nella sentenza, le aggravanti della crudeltà ed ha concesso l’attenuante della seminfermità. Dietro la porta dell’aula del Tribunale hanno atteso la sentenza alcuni conoscenti di Corrado Moncada col quale si frequentavano in Piazza Santa Teresa. Hanno detto di volere dare un segno di affetto e di vicinanza all’imputato. Il pubblico ministero, Francesco Puleio, la scorsa settimana aveva chiesto la condanna a ventuno anni di reclusione meno sette per lo sconto previsto dall’abbreviato e anche la misura di sicurezza per quattro anni, riconoscendogli la seminfermità mentale equivalente alle aggravanti. Moncada era accusato di omicidio volontario dal momento che aveva ammesso i fatti. L’uomo si trova rinchiuso nel carcere di Modica Alta. Aveva confessato al Gip l’omicidio del padre con dieci colpi inflitti con un paletto di ferro, quattro dei quali mortali. Corrado Moncada ha sempre sostenuto di essere stato provocato, offeso e colpito per prima dal padre che gli aveva sottratto soldi dai suoi risparmi per spenderli per futili cose tra cui il gioco del “gratta e vinci”. Lo psichiatra nominato a suo tempo dal magistrato lo aveva “disegnato” come un soggetto sano di mente per metà ritenendo trattarsi di un uomo facilmente pericoloso.

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