L’INGRATITUDINE DEL CAPITALISMO INDUSTRIALE. La riflessione di Giombattista Ballarò

Che il capitalismo non avesse fini diversi dal proprio arricchimento, è cosa nota da secoli, ma che mancasse d’un minimo di gratitudine verso i governi del Paese che in alcuni momenti hanno evitato con leggi ad hoc la scomparsa dal mondo industriale di certe fabbriche, è un evidente segno d’arroganza che andrebbe opportunamente ridimensionato. E’ di questi giorni la “boutade” dell’amministratore delegato di ” Fabbrica Italia ” che così sintetizza la volontà di delocalizzare la produzione della più grande fabbrica italiana di cui è manager:”se non producessimo in Italia, le cose per noi andrebbero meglio, perchè all’estero facciamo profitti, in Italia registriamo perdite”. Sarà anche vero quello che dice Sergio Marchionne, omettendo però di dire che la Fiat per quarant’anni è riuscita ad ottenere una nave di miliardi del vecchio conio – a discapito talvolta di altri settori dell’economia – grazie alla ricorrente minaccia di licenziamenti o alla paventata ipotesi di ridimensionare la produzione. Penso che abbia il dovere, alla luce di quanto è stato fatto da questo Paese, di evitare certe considerazioni dalle quali si evince solo la bramosia di sempre maggiori arricchimenti. E se gli azionisti dell’azienda che dirige, non glielo avessero detto, è bene che sappia che se alcuni anni or sono, l’allora governo in carica, non avesse finanziato per l’ennesima volta la vecchia Fiat, oggi il top manager Marchionne, certamente non dirigerebbe Fabbrica Italia, in quanto non esisterebbe più da tempo. Signor Marchionne, faccia bastare ai suoi azionisti quei 2 miliardi di euro che guadagna per il mondo e mostri un minimo d’umanità e di gratitudine, che certamente non si quantificano con la calcolatrice !

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