RAGUSA, CONSORZIO DI BONIFICA PROVINCIALE 8. DOPO LA SENTENZA , PARLA IL DIRETTORE COSENTINI: “GIA’ NEL 2006 L’ENTE FECE SCELTA OSTACOLATA DALLA REGIONE”

“L’auspicio, adesso, è che la Regione non ricorra in appello, rischiando di sostenere altre spese legali, facendo, piuttosto, passare per buono quello che è un principio che, come ente consortile, da sempre andiamo affermando”. E’ il direttore del Consorzio di bonifica provinciale n. 8, Giovanni Cosentini, a dirlo facendo riferimento alla sentenza del giudice del Lavoro del Tribunale di Ragusa che ha riconosciuto il diritto alla stipula di un contratto a tempo indeterminato a 39 lavoratori del Consorzio che dal 2000 intrattengono un rapporto a tempo determinato, rinnovato anno per anno. “E’ da tempo – aggiunge il direttore Cosentini – che andiamo sostenendo che quella dell’assunzione a tempo indeterminato era l’unica soluzione. Le continue proroghe dei rapporti di lavoro hanno, nel tempo, consolidato il diritto dei lavoratori al rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel 2006, l’ente consortile di Ragusa, unico in Sicilia, aveva già approvato la delibera di trasformazione dei rapporti di lavoro in questione da tempo determinato a tempo indeterminato al fine di evitare i contenziosi che, poi, puntualmente sono stati aditi. La Regione, vale la pena di ricordarlo, impose la revoca di tale delibera e, da parte del sindacato, fu inevitabile la scelta di procedere con le vie legali. Il magistrato non ha fatto altro se non prendere atto dell’azione conducente che il consorzio, in una prima fase, aveva cercato di porre in essere. Ecco perché riteniamo che ogni tentativo di ricorso in appello da parte della Regione difficilmente darà i frutti sperati. Piuttosto si prenda atto di questa situazione e si vadano a chiudere le vicende, caso per caso. Questi lavoratori, in tutti questi anni, si sono rivelati indispensabili per l’attività dell’ente consortile. Ed è giusto che l’attività portata avanti dagli stessi possa essere riconosciuta. Ma c’è di più. E’ ora opportuno che il principio in questione venga fatto valere per quanti hanno cause pendenti evitando che si concretizzino altri contenziosi che significherebbero un ulteriore aggravio di spese per la Regione”.

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