Abolizione province: Interviene il vice coordinatore provinciale di FdS Giancarlo Gugnata

Nel dibattito sull’opportunità di abolire le Province s’inserisce a pieno titolo, da ex amministratore provinciale, il vice coordinatore provinciale di FdS Giancarlo Gugnata. “Le prese di posizione fin qui registrate lasciano davvero l’amaro in bocca – dice Cugnata. Abolire o accorpare una Provincia come quella di Ragusa ha del kafkiano. Significherebbe punire un territorio virtuoso, un gioiello della res pubblica, per appianare i disastri economici di altri enti che si sono auto fagocitati con prebende e vizi di casta. Al contrario bisognerebbe potenziare i compiti istituzionali delle Province, assegnando loro delle competenze esclusive e non sovrapposte. Semmai il vulnus della spesa pubblica va individuato nelle macchine elefantiache delle Regioni; prima tra tutte quella siciliana che, da oltre mezzo secolo rappresenta l’apoteosi dell’inefficienza e dell’establishment di una casta autoreferenziale, gattopardesca, che incarna la negazione dello stato di diritto. Le Regioni, alla stregua dell’Ue dovrebbe essere rette da Commissari controllori e non da assessori gestori. Dunque bisognerebbe svuotarle da ogni forma di gestione, per affidare loro il compito di programmazione e vigilanza sugli enti locali, veri organi capillari di un più complesso apparato radicale della spesa pubblica e ricondurle all’essenza della loro denominazione di province regionali. Entrare nei palazzi della Regione Sicilia per il cittadino comune è un’impresa quasi lunare, mentre sul territorio non mancano i confronti diretti con gli amministratori.
Le Regioni, rimodulate in un contesto più moderno, dovrebbero avere il delicato compito di catalizzare, filtrare le capacità di spesa delle Province e dei Comuni, che meglio comprendono le esigenze territoriali; quindi non più elementi di gestione diretta ed impropria, perche scollata dalle esigenze del cittadino, ma organi di vigilanza attiva. Insomma una regione che assimila le risorse comunitarie e le riassegna sulla base di bandi pubblici protocollari ed inopinabili: chi programma e progetta, bene. Chi no deve essere escluso e punito, prima dalla mancata assegnazione di fondi pubblici e poi dall’elettorato, che non puo’ più permettere approssimazione nella pubblica amministrazione. Del resto la casta regionale siciliana, dal canto suo, negli ultimi anni, ha dato, al di là dello statuto speciale, ampia prova di insolvenza socioeconomica e culturale. Le Province devono diventare il vero riferimento dei comuni, che vedono sempre più lontano l’apparato politico e burocratico regionale. Sprechi e rappresentanze parlamentari all’Ars andrebbero dimezzate, così come negli enti locali. Le province dovrebbero essere punti di riferimento per gli enti comunali. Anche per i Comuni più piccoli, che spesso sono relegate a cenerentole dell’amministrazione regionale.
Se le Province devono limitarsi ad essere solo erogatori di contributi, è ovvio che sarebbe conveniente abolire non solo taluna provincia, ma tutte le province senza distinzione. Rimarrebbe sempre la necessita di organizzare le regioni che sono sempre più lontane dai territori e dai cittadini”.

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