La condanna di Berlusconi è sicuramente l’epilogo dello scontro ventennale tra Politica e Magistratura che ha caratterizzato la vita del nostro Paese. Ma tolto Berlusconi, forse è giunto il tempo di porre mano ad una riforma della giustizia seguendo lo schema dei saggi indicati dal Presidente della Repubblica Napolitano, il quale in suo suo intervento ha lasciato chiaramente intendere che è giunto davvero il momento di affrontare seriamente il tema giustizia. Certamente un punto nevralgico di una riforma non potrà che essere il principio della responsabilità civile dei giudici. Su questo aspetto c’è molta divergenza tra centrodestra e centrosinistra, ci sono posizioni contrapposte e controverse tra le varie forze politiche, anche se va ricordato che già gli italiani l’8 novembre del 1987, a seguito di un referendum proposto dal partito radicale di Pannella,
si espressero a favore della responsabilità civile dei giudici. Secondo fonti Wikipedia furono 20.770.334 (80%)i voti validi a favore della introduzione della responsabilità civile del giudice, mentre i voti contrari 5.126021(19%); bianche e nulle 3.969864. Dopo, però, come accade spesso in Italia, tutto venne abortito. Dunque, sentenza Berlusconi a parte, gli italiani hanno da molto tempo le idee chiare.
A questo punto introdurre la responsabilità civile dei giudici potrebbe giovare a rasserenare il clima sociale e politico del nostro Paese. Appare infatti quanto mai discriminante che se in Italia sbaglia un medico, un ingegnere, un professionista in genere, deve pagare per l’errore commesso; se sbaglia un giudice, che può aver condannato ingiustamente una persona, per lui non succede nulla. E’ lo Stato infatti che si accolla le spese, cioè i cittadini. Ma il giudice è un privilegiato? Un supercittadino? Perché nel sistema giudiziario spagnolo è possibile, secondo la Legge nr. 6/1998 on judicial power does not cover the patrimonial liability of the assets and the magistrate judge. 6 / 1998, che al giudice vengano imputate le responsabilità di errori, tant’è che giudici e magistrati ricorrono a contratti di assicurazione a titolo personale per tutelarsi, ed in Italia questo non deve potere essere possibile, visto che la Costituzione repubblicana, all’articolo 28, stabilisce che i funzionari dello Stato debbano rispondere anche civilmente “degli atti compiuti in violazione della legge”? La Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato che questo articolo della Costituzione riguarda anche i magistrati.
Si potrebbe obiettare che introdurre la responsabilità civile del giudice potrebbe pregiudicare la sua indipendenza in quanto ad un dato momento potrebbe costituire un fattore di pressione su di lui, potrebbe influenzare negativamente le sue sentenze, atteso che sarebbe condizionato dal bisogno di non diventare responsabile di eventuali errori.
Io credo che l’introduzione della responsabilità civile dei giudici non possa costituire motivo di lesione della indipendenza del potere giudiziario dal potere politico, perché l’indipendenza dei magistrati è stabilita dalla Costituzione e dalla legge, è assicurata dall’autogoverno della magistratura. Le nomine, le promozioni, i trasferimenti, i provvedimenti disciplinari sono infatti poteri del Consiglio Superiore della Magistratura. Nessuno di questi poteri dovrebbe essere messo in discussione da una riforma. Affermare che la responsabilità civile del magistrato potrebbe limitare la sua indipendenza non mi sembra un problema. C’è chi dice: è sufficiente la responsabilità disciplinare.
In realtà la responsabilità disciplinare esiste da trent’anni. Ma ad essa il Consiglio Superiore della Magistratura fa ricorso raramente. Se sarà introdotto il principio della responsabilità civile del magistrato, funzionerà meglio anche la responsabilità disciplinare.
Altro punto nevralgico della riforma della giustizia non potrà che essere la separazione delle carriere. Ma anche su questo aspetto se, da un lato, la separazione dei giudici dai PM potrebbe conferire al giudice quell’imparzialità su cui l’intero sistema giudiziario deve basarsi nonché eliminare o almeno limitare quella contiguità di rapporti personali tra giudici e PM che possono portare, anche non volontariamente, alla effettiva parzialità del giudice a favore del PM rispetto all’avvocato difensore, è altrettanto vero che si corre il rischio che la separazione dei giudici dai PM possa comportare una limitazione della indipendenza del PM da poteri altri rispetto alla magistratura, in particolar modo dal potere esecutivo. E questo non è, sicuramente, un rischio di poco conto. Come si può notare, ci sono punti di verità che si confrontano e si scontrano. Questo spiega, al dà della demagogia e delle strumentalizzazioni ideologiche, il perché fare riforme è sempre difficile e alla fine si preferisce che tutto rimanga immutato. Ma se in un Paese civile maggioranza e opposizione sapessero dialogare, abbattendo il muro del pregiudizio ed evitando di considerarsi tra loro nemici da abbattere ad ogni costo, forse qualcosa si potrebbe anche tirar fuori.
L’OSSERVAZIONE DAL BASSO….DI DIRETTORE. ED ORA, LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: A CHIEDERLO E’ IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO
- Agosto 4, 2013
- 11:04 pm
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