Quale e’ la verità nella vicenda del Tribunale di Modica? Chi dice le bugie? Già perché a questo punto non ci si sta cadendo nulla tra rassicurazioni e smentite, tra soppressione e salvezza. Ieri pomeriggio la senatrice del Pd, Venera Padua, ha annunciato alle agenzie che il ministro Cancellieri aveva appena assicurato che il Tribunale di Modica andava salvato e che la stessa si era detta disponibile a venire a Modica. Ironia della sorte, dopo un quarto d’ora circa arriva l’annuncio che il Governo aveva deciso di ” salvare” otto Tribunali. È allora tutti a cercare di conoscere quali siano le strutture fortunate. Il Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri precisa: “Otto tribunali salvi dalla mannaia della spending review. Almeno per due anni. Il taglio dei tribunali previsto dalla riforma della geografia giudiziaria entrerà in vigore, come previsto, il 14 settembre, ma al fine di smaltire l’arretrato civile il Guardasigilli Annamaria Cancellieri ha autorizzato la prosecuzione dell’attività in otto uffici giudiziari soppressi, scelti in base al numero degli abitanti o delle cause. La decisione è stata adottata con un decreto ministeriale. L’intervento – spiega il ministero della Giustizia – “riguarda i Tribunali soppressi di maggiore dimensione per popolazione amministrata o per indice delle sopravvenienze ed è diretto a evitare che le procedure di accorpamento possano ritardare la definizione dei procedimenti civili” pendenti. La selezione, viene spiegato, è stata effettuata con riferimento alle sedi soppresse caratterizzate da una di queste due caratteristiche: o da un numero di abitanti superiore a 180.000 unità (corrispondenti alla metà della media nazionale dei tribunali provinciali assunta quale parametro di riferimento nell’attuazione della legge delega), oppure da una sopravvenienza media annuale di 6.874 affari complessivi (corrispondente alla media delle sopravvenienze dei tribunali con popolazione superiore a 180.000 abitanti).
Così, in relazione al primo parametro, sono stati individuati i tribunali di Alba, Bassano del Grappa (per la nuova sede erano stati spesi 12 milioni di euro), Pinerolo e Vigevano; con riferimento al parametro della domanda di giustizia, invece, i tribunali di Chiavari, Lucera (dove 32 sindaci avevano restituito la fascia per protesta), Sanremo e Rossano dove si svolgeranno anche i dibattimenti penali relativi ai procedimenti pendenti alla data del 13 settembre 2013 e dove prosegue da tempo una protesta per evitare che si perda un presidio di legalità sul territorio.
Al ministero della Giustizia sottolineano che, come previsto, “la riforma entrerà in vigore il prossimo 14 settembre, senza alcun ripristino di Tribunali soppressi, ma consentendo che i soli processi civili pendenti presso le sedi soppresse sopra indicate siano trattati in tali sedi, e ciò al fine di accelerare la loro definizione”.
La decisione – in un contesto caratterizzato da continue prese di posizione, proteste e scioperi della fame contro la soppressione dei vari uffici giudiziari – dovrebbe contribuire a rasserenare il clima nei territori interessati dai tagli, ma non tutti accolgono con favore la decisione. Tra questi il governatore del Veneto, Luca Zaia (interessato in particolare alle sorti del tribunale di Bassano del Grappa), secondo cui la proroga apre “timori di un’agonia inaccettabile”. Così come “inaccettabile – dice – è un progetto che vede svuotare il tribunale della quasi totalità delle competenze, lasciandogli la mera gestione delle cause civili pendenti”. L’auspicio del governatore è che “questo limbo di due anni ci consenta di risolvere positivamente questo guaio creato da Roma e non dai veneti”. Dunque, dove sta verità. A chi si deve credere? E poi: come mai l’onorevole Nino Minardo non ha speso una parola, non partecipa alle assemblee sulla vicenda, lui che appartiene a un partito di maggioranza?. Una lettura estrema potrebbe essere quella che il parlamentare modicano non vede assolutamente spiragli e che quei pochi che si lasciano intravvedere sono solo delle prese per il culo da parte delle massime cariche nazionali.