IN PUNTA DI LIBRO……di Domenico Pisana. “Ferita all’ala un’allodola”, il romanzo di Maria Lucia Riccioli sulla figura di Mariannina Coffa

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Maria Lucia Riccioli insegna Lettere negli Istituti superiori. Scrive da tempo, in dialetto siciliano e in lingua, in versi e in prosa: aforismi, fiabe, novelle, racconti. È stata semifinalista al II Campionato nazionale della lingua italiana condotto da Luciano Rispoli (TMC). Ha partecipato a varie rassegne e concorsi (tra cui “Volo Rapido e Tiro Rapido” Porsche, “Roma Noir e Carabinieri in giallo 4”, primo premio con pubblicazione nei Gialli Mondadori) e alcuni dei suoi lavori sono apparsi su quotidiani, riviste ed antologie.

“Ferita all’ala un’allodola” (Perrone Lab, Roma 2011) è il suo primo romanzo, di genere storico, insignito del Premio “Portopalo – Più a Sud di Tunisi” e apprezzato da pubblico e critica, tant’è che ha visto presentazioni a Noto e Siracusa, Catania e Roma , Palermo e Modica.
Maneggiare una storia reale e dolorosa come quella della poetessa netina Mariannina Coffa posta al centro del romanzo; riscrivere la storia di questa donna accampandovi la propria sensibilità di autrice e riproporla con un precisione narrativa e di impatto emotivo forte e significativo, è l’operazione letteraria che Maria Lucia Riccioli è riuscita a fare con grande respiro culturale e sapienza interpretativa in questo suo romanzo.
L’Autrice ha avuto, certo, un grande coraggio, perché su Mariannina Coffa esiste parecchia bibliografia, ( e lei nel libro cita le sue fonti di riferimento) che si è occupata in lungo e in largo della complessa vicenda di questa donna, madre, amante, figlia, artista, poetessa e patriota, tanto da guadagnarsi, nella letteratura italiana, l’appellativo di “poetessa maledetta”; tuttavia la Riccioli ha il merito di averle dato voce in una forma nuova, elegante, e poggiata su una narrazione solida e di spessore.
Benedetto Croce, importante storico e filosofo del ‘900 italiano, nel 1943 nelle sue “Terze pagine sparse” , (Ricciardi editore, Napoli 1943) così descriveva Mariannina Coffa: “Figura di donna nubilosa, sofferente alle imposizioni sociali e famigliari, Mariannina sembra uscita direttamente dalle pagine di un romanzo verista di Verga, non poche sono infatti le similitudini tra la Capinera verghiana e M. Coffa, spesso definita la ‘Capinera di Noto’ o la ‘Saffo netina’. Ma la vita della poetessa è tutt’altro che un racconto letterario, Mariannina prova sulla propria pelle la ‘colpa’ di essere nata donna, di saper leggere e scrivere e di voler imprimere sulla carta  i suoi sentimenti”.
Dicevo che Maria Lucia ha avuto coraggio, e questo romanzo, alla sua seconda edizione, la ripaga, perché la scrittrice, pur tenendo conto di questa ampia bibliografia e di tante altre ricerche da lei effettuate, riesce con la sua narrazione ad esprimere un “quid” di novità, di forza espressiva con una scrittura davvero coinvolgente e ricca di pathos d’animo.
Due appaiono le cifre semantiche che guidano questo romanzo: la mediazione e la creazione. La “mediazione” anzitutto. Maria Lucia Riccioli fa un’opera di mediazione degli accadimenti tormentati che hanno segnato la vita di Mariannina; è come un esegeta che interpreta e media i fatti( l’infanzia di Mariannina, i suoi sogni, la vita in famiglia, il rapporto difficile con il padre-padrone, l’ innamoramento per il suo maestro di pianoforte, l’imposizione di un marito, il matrimonio, i figli, le cadute, la fuga, il tradimento , etc…) facendoli approdare sulla pagina con un abile intreccio tra lingua , linguaggio e parola. Ma se si fosse fermata solo a questo opera di mediazione, avremmo avuto la biografa, la storiografa attenta e scrupolosa della Coffa, non la scrittrice di un romanzo storico.
Ed ecco allora la seconda cifra: la “creazione”, che fa della Riccioli una scrittrice che ricrea il documento, lo eleva a letteratura mettendo il lettore di fronte ad una avventura dello spirito, che diventa l’avventura della donna di ogni tempo. Ecco perché la Riccioli può legittimamente scrivere a pag. 438: “Ho cercato di dare a Mariannina e a tutti gli altri personaggi anima e sangue attraverso la mia sensibilità e il mio mondo interiore”.
Se il biografo media i fatti con distacco, la scrittrice usa la letteratura: questo è ciò che fa la Riccioli, che riesce davvero, come è nel suo obiettivo, a dare” anima e sangue” a Mariannina, accampando nei fatti che narra tutta la sua sensibilità e il suo mondo interiore. Queste due cifre, “mediazione e creazione”, plasmano tutto il romanzo nei tre livelli in cui esso si sviluppa: a)il livello storico, b) il livello narrativo, c) il livello letterario.

LIBRO RICCIOLIa. Il livello storico

“Ferita all’ala un’allodola” ci dà un affresco del quadro storico della seconda metà dell’‘800 siciliano: sono gli anni in cui s’impone l’ethos della società borghese del Risorgimento, in cui la famiglia siciliana vive rapporti di patriarcato con il padre indentificato nel suo ruolo di padrone che decide il futuro dei figli, le loro scelte matrimoniali privandoli di ogni libertà, mentre la madre appare ridotta a donna obbediente e servizievole, priva di una dimensione identitaria.
Mariannina Coffa respira l’atmosfera di questa società borghese risorgimentale, è figlia di questo mondo, ma sente crescere dentro di sé grandi valori e ideali come la libertà, la patria, la nazione, la democrazia, l’indipendenza e per questi ideali lotta trovando nella poesia e nella scrittura la sua dimensione comunicativa e di reazione alle storture del suo tempo.

b. Il livello narrativo

Se Benedetto Croce diceva che “ Mariannina sembra uscita diretta-mente dalle pagine di un romanzo verista di Verga” , qual è la Mariannina che esce dal romanzo di Maria Lucia Riccioli? Scorrendo le pagine del romanzo, la Mariannina Coffa che esce dal volume della scrittrice siracusana è quella:
– di una donna divisa tra i lavori domestici e la cura dei figli (alcuni
dei quali morti in tenera età);
– di una donna “che trova il tempo, nelle buie notti invernali, chiusa nella sua stanza, nascosta da tutti, di scrivere le sue poesie contro l’assoluto divieto del marito e del suocero, uomo rozzo, padre-padrone, fermo nella convinzione che “lo scrivere rende le donne disoneste” (Lettera ad Ascenzio, Ragusa 17-1-1870);
– di una donna condannata ancora prima di essere giudicata: “Mariannina sarà vittima delle dicerie del volgo che la etichetteranno come una pazza isterica adepta alle pratiche esoteriche di sonnambulismo e magnetismo” (precursori dell’analisi psicanalitica freudiana);
– di una donna il cui destino è stato già scritto e che sconterà per sempre la colpa di non essere fuggita con l’unico vero amore della sua vita, il maestro di pianoforte Ascenzio Mauceri, e di essersi sottomessa agli ordini dei genitori ostinati a darla in sposa a un tale Giorgio Morana, ricco possidente ragusano;
– di una donna “testimone oculare delle battaglie siciliane che portarono al rovesciamento del potere borbonico e alla conseguente nascita del regno italiano: Mariannina è il simbolo di tutte quelle donne che hanno contribuito alla nascita del nuovo Stato grazie alla libera circolazione di pensieri ed idee”;
– di una donna costretta a vivere tra la fame e gli stenti nell’ultimo periodo della sua vita e che con il suo gracile corpo si spegnerà a soli 36 anni nel 1878.
La narrazione della Riccioli ci consegna questa donna nella sua drammatica realtà, con una scrittura dove “verità e realtà” diventano la sostanza del romanzo.

c. Il livello letterario

Sul piano letterario il segreto di questo libro sta nella sua capacità di stabilire una ‘circolarità ermeneutica’ tra il dramma di una donna vittima del sistema socio-culturale del proprio tempo e ‘l’hic et nunc’ di una contemporaneità dove la voce di Mariannina Coffa diventa la voce dell’Autrice, la voce di tante donne che si ribellano alla codificazione di schematismi che ne offuscano il volto, la dignità e il coraggio.
Maria Lucia Riccioli rilegge una storia a cui si è avvicinata per caso a seguito della sua attività di docente, ed ha raggiunto, senza dubbio, l’obiettivo di risuscitare dal silenzio una grande figura di donna e di poetessa grazie alla sua avvincente grafia letteraria, portando alla luce temi e problematiche che non sono solo della Coffa, ma appartengono ad ognuno di noi. Ognuno di noi può essere questa allodola ferita chiusa nella gabbia dell’esistenza.
“Ferita all’ala un’allodola” è, dunque, un libro di grande pregio culturale e di una straordinaria forza semantica. L’Autrice è riuscita a darci un quadro di Mariannina Coffa pluristratificato, nel quale risalta luminoso il “rapporto di stretta interdipendenza tra pensiero e linguaggio” e il processo di legittimazione di una testimonianza femminile unica ed irrepetibile, originale nel linguaggio e nei contenuti.
Maria Lucia Riccioli sa condurre i lettori del suo libro verso la comprensione del pensiero di Mariannina Coffa e sa far loro scoprire il perché questa donna può essere considerata un’ anticipatrice della contemporaneità, una poetessa che ha saputo sollecitare l’urgenza della formazione di una coscienza etica, che ha saputo capire il suo contesto storico con tutte le sue contraddizioni e aberrazioni.
Un libro insomma, questo della Riccioli, con un chiaro intento costruttivo e di alta qualità, dove il piglio esegetico ed ermeneutico diventa racconto, narrazione minuziosa e concisa insieme, ricca di freschezza e di originalità interpretativa. Studiando e analizzando gli scritti di Mariannina Coffa, l’autrice siracusana ci fa respirare la sofferenza, il coraggio e la forza di questa poetessa testimone del suo tempo, ricorrendo ad uno stile comunicativo, dinamico, quasi “parlato”, con sfumature diverse a seconda dell’argomento trattato e con un tono che nulla ha di quella artificiosità di certa narrativa del nostro tempo, ove il vuoto verbalismo e l’ampollosità nascondono, a volte, una povertà di incarnazione culturale nei problemi veri e reali della contemporaneità.
Il libro della Riccioli “parla” al cuore dei lettori “facendo parlare” Mariannina Coffa; questa sua abilità è il risultato della sua amabile attenzione alle cose, alla ricerca della verità nascosta nel pensiero della poetessa netina. La Riccioli è riuscita, così, a saper narrare l’anima di Mariannina Coffa con una forza straordinaria, entrando nel suo privato, nella sua psicologia, nel suo pensiero, nelle sue passioni, nelle sue sofferenze, e ritraendola nella sua più profonda dimensione umana, culturale, spirituale ed etica.

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