La rinite allergica. La rubrica del Dottore Federico Mavilla

federico mavilla

Incominciate ad avvertire irritazione della mucosa nasale, con sensazione di “naso chiuso”, notate un aumento del muco (gocciolamento di un liquido incolore e trasparente), con tosse e la presenza anche di uno stato infiammatorio delle alte vie respiratorie, e arrossamento delle mucose oculari, con aumento della lacrimazione ? Beh, non allarmatevi più di tanto, questi disturbi sono tipici della rinite allergica.
Potreste avere anche del prurito cutaneo, ma non è molto frequente, mentre è di comune riscontro una sensazione pruriginosa alle mucose nasali irritate.
La rinite allergica, detta anche “febbre da fieno”, è una condizione caratterizzata da irritazione nasale e causata dal contatto con una sostanza estranea che funge da agente scatenante. La differenza tra una reazione allergica e una reazione da tossici sta nel fatto che la causa che provoca allergia agisce solamente su certe persone predisposte, per qualche difetto del loro sistema immunitario, mentre per le persone non allergiche non provoca alcun disturbo.
La rinite allergica si può manifestare in forma acuta, se la condizione dura meno di 6 settimane; invece si definisce rinite cronica, se i sintomi sono persistenti oltre questo periodo di tempo, mentre invece la rinite è detta recidivante, se la malattia tende a ripresentarsi a intervalli più o meno regolari.

La rinite compare dopo l’esposizione a particelle presenti nella polvere, nelle muffe, negli animali o nei pollini, cui alcuni soggetti sono allergici.
Può essere stagionale o perenne: nel primo caso i sintomi si presentano generalmente durante i mesi della fioritura di erbe e piante in genere, quindi soprattutto in primavera, con picchi di minor intensità anche durante l’autunno, dal momento che questi sono i periodi dell’anno in cui vi è la maggior presenza di pollini nell’aria.
Nel secondo caso, invece, la rinite si protrae per tutto l’anno ed è solitamente legata alla presenza di polvere di casa, animali domestici e muffe. Alcuni soggetti, solitamente colpiti da rinite allergica perenne, sperimentano un peggioramento della condizione durante la primavera e l’autunno per la sopravvenuta presenza dei pollini, che si uniscono, quali agenti causanti, agli allergeni perenni.
I sintomi vengono causati dalla liberazione di istamina da parte del sistema immunitario, in particolare dagli anticorpi IgE, che attaccano la sostanza che considerano estranea, per “proteggere” il corpo dall’assalto di un nemico ( considerato tale solamente per il soggetto allergico). L’istamina dilata i capillari del naso, provocando una iperproduzione di muco, prurito, gonfiore della mucosa interna e aumento della lacrimazione. Non c’è modo di prevenire la rinite allergica, se non evitando l’esposizione agli allergeni che la provocano. Può servire quindi utilizzare materassi e cuscini anti-allergici ed eliminare i tappeti per quanto riguarda l’allergia alla polvere, e restare a casa durante i mesi più a rischio di presenza di pollini (per l’allergia ai pollini). Sono disponibili calendari dei pollini per tutte le zone d’Italia, per cui si può conoscere in anticipo quali saranno i periodi peggiori (ammesso di sapere a quale polline si è allergici).
Per effettuare la diagnosi e per riconoscere le sostanze (allergeni) che scatenano la rinite sono disponibili numerosi test.
Ha grande importanza il colloquio con lo specialista perché durante questo primo approccio il medico indaga il tempo e il modo di esposizione all’allergene tramite domande sull’ambiente di lavoro o di casa, sulle abitudini alimentari, sul tempo libero, sulla storia familiare e, non da ultimo, sull’intensità e la frequenza dei sintomi sperimentati durante le crisi allergiche. Accanto al colloquio rivestono grande importanza i test cutanei, quelli più efficaci e più comuni per questo tipo di condizione; essi, infatti, sono semplici da condurre, poco dispendiosi, danno risultati precisi e, soprattutto, immediati. Nel caso questi test non siano sufficienti, solitamente vengono associati ad una ricerca nel circolo sanguigno di IgE.
La rinite si cura, come tutte le allergie, evitando l’esposizione all’allergene che la provoca; i soggetti allergici dovrebbero quindi tenere chiuse le finestre e rimanere in casa durante i mesi primaverili ed autunnali, utilizzare condizionatori con filtro nei mesi più caldi, coprire naso e bocca con una mascherina durante le pulizie di casa.
Se evitare l’esposizione all’allergene non basta o non è possibile, la terapia farmacologica si fonda sostanzialmente sulla somministrazione di antistaminici e cortisonici, che riducono i sintomi pur non eliminando la causa scatenante.
La somministrazione di antistaminici avviene per bocca, mentre i cortisonici sono di solito utilizzati per via nasale, seguendo attentamente le prescrizioni mediche, dal momento che un abuso di questi farmaci può causare una situazione paradossalmente peggiore della malattia che cercano di curare.
L’effetto indesiderato più comune degli antistaminici è la sonnolenza. È quindi molto importante che non si assumano questi farmaci se si deve guidare o se si utilizzano macchinari che potrebbero rivelarsi particolarmente pericolosi.
Un altro tipo di trattamento è rappresentato dall’immunoterapia, che consiste nell’iniettare l’allergene diluito che scatena la rinite, in modo che l’organismo, e soprattutto il sistema immunitario, si possa abituare a questa presenza e non combatterla più come sostanza estranea. L’immunoterapia può durare da 3 a 5 anni e dà risultati soddisfacenti, anche se la sparizione completa dell’allergia è difficile da ottenersi, dal momento che costituisce una caratteristica peculiare delle persone che ne sono affette.

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