A chi lavora con passione e ottiene risultati significativi per la collettività e per l’intero Paese , si fa ostruzionismo. E’incredibile, eppure succede anche questo in Italia. Mi riferisco allo straordinario impegno di una persona, Mauro Felicori, e alla rinascita a nuova vita della residenza reale più grande al mondo, la Reggia di Caserta. Vittima della negligenza e dell’indifferenza di troppi parassiti di Stato privi di dignità, l’imponente complesso barocco progettato dal Vanvitelli per Carlo III Borbone, oggi , grazie al nuovo direttore, appare in tutto il suo fascino a visitatori italiani e stranieri ( da 428mila a 683mila in tre anni ) ammirati dalla maestosità delle costruzioni, affascinati dal meraviglioso Parco, dalla Peschiera con le sue statue, le sue fontane e le sue cascatelle, avvolti nel verde del Giardino inglese. Una sorta di miraggio in un contesto da periferia degradata, dove, come una meteora, è piombato un personaggio scomodo, come scomodi sono quelli che hanno voglia
di lavorare in mezzo a schiere di fannulloni, incuranti del fatto che lo stipendio non è un diritto, attaccati con il mastice al loro tran tran quotidiano fatto di ozio e ignoranza. Con l’energia e lo spirito di iniziativa che distingue gli abitanti della sua regione, l’Emilia Romagna, il direttore Felicori ha riorganizzato l’organico, assegnato nuovi compiti, potenziato le comunicazioni, sparigliando persone e mansioni e rendendo un gran servizio al Paese. Molto bene. E invece no. L’esperienza ci ha insegnato che basta un accenno di cambiamento, perché invidia e ostilità avviino imponenti manovre di annientamento. E nel baillame di proteste, sono spuntati fuori anche i sindacati, ” Il direttore lavora troppo, le luci del suo ufficio rimangono accese fino a tardi” Ma va! Non ditemi che erano preoccupati per la salute di Felicori! Sappiamo bene che non era così, ma intanto gli zelanti difensori del lavoro “sfruttato”, hanno presentato le loro rimostranze ai Beni Culturali. Felicori non si è lasciato impressionare, anzi, ha continuato con la sua rivoluzione culturale, mettendo bene in chiaro diritti e doveri di ognuno e sottolineando che il successo o l’insuccesso sono responsabilità di tutti. E non è finita qui. E’ anche riuscito nell’intento di far sloggiare gli abusivi che avevano trasformato il grande atrio in una specie di suk magrebino ed ha ottenuto una sentenza di sfratto definitivo nei confronti degli occupanti senza diritto di sei appartamenti, posti tra la Reggia e le costruzioni nel Parco Reale. Ha scomodato Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Municipale e Vigili del fuoco per ristabilire l’ordine sovvertito dai soliti furbi. Recentemente la Reggia è tornata alle luci della ribalta in seguito alla notizia che i sindacati ci stanno riprovando. Questa volta, la scusa è che la delicatezza del complesso e del suo “prezioso contenuto” possano essere danneggiati dai numerosi turisti che, ogni giorno, affollano le sale del Palazzo. E dov’ erano questi signori quando la dimora dei Borboni giaceva vittima della sporcizia e dell’incuria? Cosa facevano i loro lamentosi protetti invece di spazzare, spolverare, tirare di ramazza, sfalciare l’erba del Parco?
“Si autoriformino o lo facciamo noi” ha dichiarato Di Maio riferendosi in generale ai sindacati. Io aggiungerei: o vi decidete a lavorare o vi licenzio.