Nuove minacce di stampo mafioso nei confronti del giornalista modicano Paolo Borrometi.
“Gran pezzo di merda, carabiniere, appena vedo di nuovo la mia faccia, di mio fratello, in un articolo tuo ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro. E poi denunciami sta minchia, con le mani non c’è il carcere, pezzo di merda te lo dico già subito”. A minacciare il giornalista e collaboratore dell’AGi è stato Francesco De Carolis, pluripregiudicato e fratello di Luciano De Carolis, ritenuto (e già condannato) uno degli “elementi di spicco del clan Bottaro-Attanasio di Siracusa”. Le minacce scaturiscono da un articolo d’inchiesta di Borrometi in cui venivano descritti gli affari mafiosi cittadini ed i boss in libertà, fra cui proprio De Carolis, già condannato per associazione mafiosa, omicidi e droga.
Borrometi raccontava gli affari mafiosi a Siracusa, città in cui negli ultimi tempi sono state messe sei bombe carta e bruciata l’auto del sindaco, Giancarlo Garozzo. De Carolis nell’audio precisa a Borrometi che “il giorno in cui ti incontro giuro che con due gran pugni nella faccia ti devo mandare all’ospedale. Devo perdere il nome mio – dice il pluripregiudicato De Carolis – se non ti prendo la mandibola e te la metto dietro. Hai capito? E non scordare di quello che ho promesso”.
Il senatore del Pd, Giuseppe Lumia, componente della commissione antimafia: “Le minacce cui Borrometi è stato vittima oggi sono gravissime. Auspico un immediato intervento delle autorità competenti per dare un segnale chiaro. E’ evidente che Borrometi con le sue inchieste dà fastidio a Cosa nostra, che sta vivendo una delicata fase di riorganizzazione e di ramificazione del suo potere in tutti i territori della Sicilia. A Paolo – conclude Lumia – va la mia solidarietà e il mio pieno sostegno. Il suo prezioso lavoro giornalistico deve andare avanti”.
La Fnsi non solo è solidale con Paolo Borrometi, ma ritiene doveroso che l’autore delle minacce sia ‘fermato’ e messo in condizione di non nuocere più né ai cronisti né a chi vorrebbe vivere senza mafie e mafiosi”. Lo afferma, in una nota, la Federazione nazionale della Stampa italiana.