La Polizia Giudiziaria ha eseguito il fermo di Zied Karaoui, 24 enne tunisino, in quanto si associava con altri soggetti presenti in Libia al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari eritrei. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.
Il fermato si è reso responsabile di aver procurato l’ingresso in Italia di 297 clandestini eludendo i controlli di frontiera in quanto in modo preordinato chiedeva i soccorsi mettendo in serio pericolo di vita tutti i passeggeri eritrei.
I FATTI
Lo scorso 7 luglio, nella banchina del Porto di Pozzallo giungevano le motovedette CP 274, CP 284 e CP 307 che trasportavano complessivamente 297 cittadini extracomunitari, molti dei quali donne e bambini, tutti eritrei. I migranti venivano fatti sbarcare e condotti presso l’adiacente C.P.S.A., dove venivano assistiti. Il soccorso era stato effettuato a sud di Malta ed il barcone sul quale tutti i migranti si trovavano all’atto del loro rintraccio era in pericolo.
ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA
Le operazioni di sbarco avvenute il 7 luglio al porto di Pozzallo venivano coordinate dal Funzionario della Polizia di Stato della Questura di Ragusa responsabile dell’Ordine Pubblico. A tali operazioni partecipavano 30 Agenti della Polizia di Stato ed altri operatori delle Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’Asp per le prime cure.
Completate le fasi di assistenza e identificazione da parte dell’Ufficio Immigrazione della Questura, tutti i migranti venivano ospitati al C.P.S.A. di Pozzallo.
Contestualmente all’arrivo dei migranti a bordo delle due navi, l’Ufficio Ordine Pubblico della Questura di Ragusa traferiva mediante due arei charter 300 superstiti dello sbarco giunto in questo sito portuale con i 45 cadaveri lo scorso primo luglio.
LE INDAGINI
Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Ragusa e del Servizio Centrale Operativo (Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato), collaborati da un’aliquota della Sezione Operativo Navale della Guardia di Finanza di Pozzallo ed un’aliquota della Compagnia Carabinieri di Modica sin dai primi istanti dell’approdo delle motovedette hanno iniziato le indagini.
In questa occasione l’individuazione dello scafista è stata abbastanza semplice considerato che era l’unico cittadino non eritreo soccorso in mare.
In questi casi è difficile trovare i testimoni in quanto i cittadini eritrei hanno molta diffidenza nei riguardi delle Forze di Polizia ma con un po’ di tempo e l’aiuto dei mediatori loro connazionali si riesce sempre a carpire la loro fiducia.
A carico dello scafista tunisino sono emersi elementi di responsabilità schiaccianti, difatti dopo qualche ora di interrogatorio ha confessato le proprie responsabilità. Altro indizio raccolto dagli investigatori è emerso dalla perquisizione accurata; all’interno della ciabatta infradito, arrotolati ed infilati dentro un buco appositamente ricavato, l’uomo aveva occultato il guadagno per il “lavoro” svolto, ben 3.000.
La professionalità degli uomini della Polizia Giudiziaria ha permesso di scovare il nascondiglio del provento dell’attività illecita, elemento che ha permesso di sequestrare ai fini della confisca il denaro già depositato su un libretto postale.
LE TESTIMONIANZE
La testimonianze:
ho vissuto per molti anni in Sudan, nella città di Khartum, in quanto nel 1986 mi sono colà trasferito per motivi di lavoro. In tale nazione ho svolto l’attività di tassista. Purtuttavia negli ultimi tempi ho deciso di cambiare vita e ciò a causa delle condizioni esistenti in Sudan dove è praticamente impossibile risiedere con la relativa autorizzazione di quelle autorità, per cui sono stato sempre clandestino. La mia situazione economica, poi, non era tale da potere garantire a mia moglie e ai miei figli un degno mantenimento, atteso che i guadagni che ricavavo dal mio lavoro di autista erano particolarmente esigui. Come molti miei concittadini ho, dunque, deciso di tentare la fortuna e di trasferirmi in Svizzera, prima attraverso la *** e successivamente attraverso ****. Tre settimane orsono alcuni elementi *****, ai quali mi ero rivolto, mi hanno fatto oltrepassare la frontiera esistente tra ****** e ******, il tutto a seguito di un compenso di 1.500 Dollari USA. Non ho ritenuto opportuno portare con me la mia famiglia e ciò in quanto non era nelle mie possibilità corrispondere alla medesima organizzazione ****** una somma più alta rispetto a quella già dichiarata. Il viaggio tra il **** e la ******* aveva una durata di dieci giorni e i ****non hanno accompagnato il solo sottoscritto in ****** ma una moltitudine di soggetti, tutti come me intenzionati all’ulteriore trasferimento via mare in Italia, il cui numero complessivo era di centoventi soggetti, di cui alcune donne, tutti eritrei. Una volta giunti in *********** ci consegnavano nella città di ******agli elementi di una consorteria ****** e questi, a mezzo di camion, sui cui cassoni venivamo stipati, ci trasferivano nella città di ******. Ivi giunti, ****** ci conducevano in una zona di campagna e colà giungevano più autovetture sulle quali prendevamo posto per ritornare nuovamente a ***** e quindi essere allocati, cinquanta di noi, all’interno di una struttura abitativa che era una casa di grosse dimensioni. In tale abitazione ho trascorso tre settimane senza mai uscire all’esterno di essa. Ciò a seguito di esplicito ordine da parte dei libici nonché del soggetto sudanese che quotidianamente vedevo sopraggiungere nella casa per portarci del cibo. Oltre alle chiare intimidazioni da parte dei ******* nessuno di noi poteva uscire dalla struttura abitativa di cui ho detto in quanto la porta d’ingresso della stessa veniva di volta in volta chiusa a chiave. Non era possibile, poi, tentare di scappare dalla struttura abitativa dalle finestre in quanto la stessa era ubicata al secondo piano di uno stabile, mentre al terzo piano dello stesso vi era altro appartamento adibito ad alloggio per le sole donne. Ho dovuto corrispondere ai primi l’importo di 1.650 dollari USA quale corrispettivo per il viaggio clandestino in Italia. La casa conteneva dei mobili ma gli stessi non erano sufficienti a permettere a noi di dormire su di un letto, cosa che invece veniva fatta direttamente sul pavimento. Il cibo che ci veniva dato non cotto e costituito prevalentemente da legumi era sufficiente per le nostre necessità alimentari. Per quanto riguarda l’acqua era poca e di pessimo gusto. Affermo che i miei accordi e quelli degli altri, all’atto di essere da questi prelevati, erano quelli che avrebbero organizzato il viaggio solo ed esclusivamente verso l’Italia. La partenza senza preavviso dalla casa avveniva nella giornata del decorso giorno 5, che era sabato, alle ore 14.00 e tutti quanti siamo stati nuovamente stipati sui cassoni di alcuni camion. I predetti mezzi percorrevano per circa un’ora e mezza una strada per poi giungere in una campagna dove vi era una grande casa ed altri soggetti che come me e gli altri erano destinati a partire per l’Italia. L’attesa in tale struttura ha avuto una durata di circa quattro ore e prima che i vigilanti presenti iniziassero a mangiare dopo il digiuno per il ramadan, alcuni di questi, esattamente due, ci facevano uscire dalla casa per accompagnarci a piedi, e dopo una camminata di almeno tre ore, su di una spiaggia, ove si giungeva in pieno buio. La successiva attesa sulla spiaggia aveva come sua finalità quella di attendere l’arrivo di altri gruppi di soggetti, anche questi destinati a partire e tutti quanti venivamo raggruppati in un solo gruppo. La partenza dalla spiaggia avveniva alle ore 24.00 successive e tutti quanti, a gruppi di quarantacinque, prendevamo posto su di un gommone ove vi si trovavano tre libici. Tale mezzo percorreva un tratto di mare e a conclusione del breve viaggio i libici ci facevano salire tutti quanti su di un battello in legno, quello poi utilizzato per il viaggio. Alcuni di noi, esclusivamente uomini e tra i quali il sottoscritto, venivano fatti sistemare all’interno della stiva del battello mentre, altri, sulla coperta dello stesso. A conclusione delle operazioni di imbarco il natante cominciava a navigare e ciò per circa sei ore e fino a quando lo stesso non si fermava. Utilizzando un grosso apparecchio telefonico munito di antenna, lo scafista telefonava e chiedeva aiuto.”
LA CATTURA
Le indagini condotte dagli investigatori durate 15 ore continuative, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ogni migrante ha pagato in media 1.500 dollari per un totale di quasi 450.000 dollari che sono andati quasi tutti agli organizzatori e così come riferito dallo scafista reo confesso a lui sono andati 3.000 dollari adesso sottoposti a sequetro.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa gli investigatori hanno catturato lo scafista e dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica l’arrestato sono stato condotto presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione, considerato che dopo il fermo iniziano tutte le fasi processuali particolarmente complesse.
LA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO
La Polizia di Stato responsabile dell’Ordine Pubblico sta gestendo la “macchina” organizzativa con grande dedizione permettendo un fluido arrivo e contestuale partenza verso altre mete dei migranti a bordo dei charter messi a disposizione del Ministero dell’Interno così come accadrà anche nella data di oggi.
Gli uomini e le donne della Polizia di Stato stanno dando grande esempio di professionalità e spirito di abnegazione in considerazione della gestione degli arrivi, l’identificazione, le indagini di Polizia Giudiziaria ed i trasferimenti, così come tutto il lavoro che inizia nelle fasi successive allo sbarco.
L’Ufficio Ordine Pubblico per disposizioni del Questore di Ragusa Giuseppe Gammino sta organizzando partenze per altri centri anche in considerazione del fatto che proprio in queste ore sono appena sbarcate altre centinaia di persone.
BILANCIO ATTIVITA’ POLIZIA GIUDIZIARIA
Sino ad oggi, solo nel 2014 sono stati arrestati 62 scafisti dalla Polizia Giudiziaria a Pozzallo e sono in corso numerose attività di collaborazione tra le Squadre Mobili siciliane (coordinate dal Servizio Centrale Operativo) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste libiche a quelle Italiane.
httpv://www.youtube.com/watch?v=aryqTXX5JZM&feature=youtu.be