Adele Desideri, torinese di nascita ma milanese di adozione, approda alla narrativa. E lo fa, – dopo un lungo itinerario poetico che l’ha vista camminare dentro “categorie dello spirito” ricche di trasfigurazioni e oggettivazioni noumeniche di forte intensità semantica – , con il volume “La figlia della memoria” Moretti&Vitali, 2016, pagg. 168, accreditato da prestigiose figure letterarie come quelle di Davide Rondoni, curatore della prefazione , e Franco Loi.
Romanzo o racconto lungo? Appare inutile disquisire a riguardo, ma è certo che la categoria chiave di questo libro di Adele Desideri è, come del resto evidenzia il titolo, la memoria, i cui filmati risultano costruiti all’interno di vitali circuiti comunicativi segnati da accadimenti, fatti ed esperienze che trovano nei vari protagonisti della narrazione la loro essenzializzazione.